APPUNTO
di Fabio Pecorelli
Bella penna
Tenero
Disarmato
Sensibilità in via
di estinzione
Pia Giani
Se il Poeta capisse
ciò che scrive
sarebbe un perdigiorno
Alda Merini
Citando un verso
isolato
se ne moltiplica la
forza attrattiva
Marcel Proust
L’INFINITO
Sempre
caro mi fu quest’ermo colle
e
questa siepe che da tanta parte
de
l’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma
sedendo e mirando interminati
spazi
di là da quella e sovrumani
silenzi
e profondissima quiete
io
nel pensier mi fingo ove per poco
il
cor non si spaura. E come il vento
odo
stormir tra queste piante io quello
infinito
silenzio a questa voce
vo
comparando e mi sovvien l’eterno
e
le morte stagioni e la presente
e
viva e il suon di lei. Così tra questa
immensità
s’annega il pensier mio
e
il naufragar m’è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi
Una conversazione collettiva
strisciante e diffusa
di tutti i giocatori insieme
sintomi del sottovoce
e del dialogo quasi con se stessi
Aldo D’Amore
Se la vita è un gioco di carte
noi nasciamo senza conoscerne le regole
Nonostante ciò
siamo tutti chiamati a giocare una mano
Niki De Saint Phalle
Il Quadrigliato è morto Viva il
Quadrigliato
Bazzicando (la mia maestra diceva che è scorretto iniziare
un periodo
col gerundio) quindi bazzicando Circoli e Bar della mia
città ho constatato
la scomparsa della pratica del giuoco di carte italiane
Quadrigliato.
Ho dedotto che per capire i cambiamenti è forse d’uopo
analizzare
quistioni apparentemente insignificanti.
Il Quadrigliato variante del Tressette comincia con il
giocatore di mano
che chiama il compagno da cui vuole essere aiutato.
De ‘sti tempi trovà il compagno (da cum-panis mangiare il
pane assieme)
è ardua impresa.
Può considerarsi cotesta causa primaria dell’allontanamento
dei giocatori
da questa competizione?
Eppoi c’è la
Sola che si sviluppa quando uno dei quattro giocatori
ritiene di avere ottime carte per permettersi di sfidare gli
altri tre
appunto da solo.
Se non ottiene i sei punti ma muore a cinque e due figure
per esempio
pagherà una posta a cranio agli altri.
In ‘sti tempi de crisi il rischio non vale la candela?
Com’è come non è i più giovani si dedicano e provano il
Pocker All-In
e la mezza età il Burraco.
Ti rincoglionisci uguale ma non in Discoteca o davanti alla
TV.
Nell’attesa del ritorno (perché a volte ritornano) del
Quadrigliato
ho parodiato Giacomo Leopardi tanto come canta Giorgio Gaber
ne La
Presa Del Potere mentre i Tecnocrati occupano i posti chiave
della politica l’Italia
giocava alle carte e parlava di calcio nei Bar.
Appunto.
14
Agosto 2011
Con le carte in mano
tutti gli uomini sono uguali
Nikolaj
Gogol’
L’INFINITO QUADRIGLIATO
Sempre
caro mi fu ‘sto gioco folle
e
questa Sola che da tanta parte
dell’ultimo
orizzonte il soldo include.
Ma
sedendo e giocando interminate
ore
sempre a quello e sovrumani
strilli
interrompono la quiete
io
giocator mi fingo che se mi sbaglio
Il
cor mi si spaura. E come sempre
odo
stormir tra queste carte il bello
infinito
richiamo e a piena voce
vo
bussando e mi sovviene il dubbio
l’Asso
a Bastoni in quarta mano
e
cazzo e passa il Due. Così tra questa
immensità
s’annega il pensier mio
e
il naufragar m’è duro a Cinque e Due Figure !
L’Infinito Quadrigliato è dedicato a Lorenzo Ciccio Eugenio Paolone
e ora e per sempre alla memoria di Mario che ci ha
lasciato troppo presto
ostinandosi fino alla fine ad avere dubbi sul
perché se il compagno
sta per primo devi mette su lu più e se sta in
quarta mano su lu meno.
Appunto.
15 Agosto 2011
Sono io che oggi rido
tra il pianto appena trascorso
e il prossimo
Katia Boccio
Hai il cuore peloso
come un carciofo spinoso
Maria Gabriella Giuli
Non v’era poi così molto da dire
quando vi sono termini tronchi
e fonemi d’attesa
di un codice desueto
Francesca Fanny De Merulis
Pensieri che senza speranza
non hanno la forza
per divenire suoni
Arcangela Contessa
Voglio un amore che ha smesso di
pensarmi
come se amore avesse modo a farlo
Giovanna Petrelli
Tre Donne e poi la Fata con in mezzo mammà
Pare
ci sia sempre una prima volta.
Per
tutto.
Era il
1977.
L’anno
della seconda rivolta.
Quella
che non lottava per il Potere.
Desiderava
soddisfare i bisogni.
E
basta.
Nonno
Eudosio diceva che so’ le aspettative a facce tribolà!
Avevo
vent’anni e mi trovavo ad Albinea di Reggio Emilia.
Scuola
Formazione Quadri del Partito Comunista Italiano.
Si
studiavano i testi cosiddetti sacri dal Che Fare al Manifesto
ma si
affrontava principalmente il tema del momento che era il terrorismo.
E
com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Lei si
chiamava Alfreda e veniva da Cesenatico.
Era
volitiva e intelligente ma soprattutto bella.
La
notte in cui persi la verginità tremavo tutto.
Lei
capì che era la prima volta e mi citò Jack Brel.
Gli adulti non esistono.
E’ solo un atteggiamento perché non si
finisce mai
di correre dietro ai sogni di quando
eravamo bambini.
E un uomo che non trema davanti a una
donna non è virile ma idiota.
Accantonai
così l’ansia da prestazione ed iniziammo ad amarci.
Il
rendimento scolastico ne risentì così tanto prova ne sia che ancora oggi
non si
riesce a fare piena luce sui tragici avvenimenti di quegli anni.
Andammo
avanti e indietro Terni Cesenatico quasi due anni poi
la
distanza e la gioventù ci separarono.
Io
incontrai Brunella.
Anche
lei era bella.
Troppo bella per te mi disse un giorno Donella allora
moglie di Riccardo Del Turco
e
collega nella Farmacia Di Corso Tacito dove lavoravo.
Fatto
sta che ci amammo da subito favoriti anche dal fatto
che
Brunella non conosceva ancora Donella.
E
volevamo pure sposarci e facemmo l’addimanno con i genitori che mia madre
comprò
pure una cucina al Mercatone di Rieti.
E
com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Nonna
Rina diceva che gli uomini si dividono in due categorie.
Quelli
che l’hanno assaggiata troppo presto
e
quelli che l’hanno masticata poco.
(la
seconda che hai detto)
Mi
presi la billa per un’altra donna che la
Bru se n’accorse ma si ripeteva
je passerà je
passerà.
Ma a
me non passava e Brunella perse definitivamente la pazienza.
Si
rifugiò dalle zie a Roma e giurò di non volermi rivedere mai più.
Io
iniziai a scriverle una lettera ogni tre giorni.
Nun me poli lascià cuscì.
E’ stata solo una sbandata.
Tornamo assieme.
Dai che ci avemo anche la cucina già
montata a casa.
Niente.
Andai
avanti così per quattro mesi poi la distanza e la sua resistenza
ci
separarono.
Io mi
rifugiai a casa di Tiziana e Lorenzo sull’eremo di Collestatte
dove
un giorno apparve Francesca che era veramente bella
ma faceva
di tutto per non sembrarlo.
Accompagnava
un pranoterapeuta tale Gianguido che veniva a scaldare con le mani
una
mezza artrosi di Tiziana.
Era la
sua mezza fidanzata diciamo.
E
com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Fu a
prima vista.
Lei
lasciò Gianguido seduta stante e ci mettemmo assieme.
Quando
il giorno dopo mi portò al terzo piano a piedi un cartone di barattoli
di
pomodoro dal peso di 25 kg
e da sotto gli vidi il culo
capii
che era la donna della mia vita.
Avevo
28 anni.
Sposiamoci gli dissi che ci abbiamo pure la cucina pronta e già montata.
Lei
disse di si e iniziammo a vivere assieme.
Cose
così.
Per
cominciare concepimmo Antonio e per evitare in anticipo
la
crisi del settimo anno cinque anni dopo Agnese.
Ma al
quattordicesimo anno la troppa vicinanza e la sua mai sopita gioventù
ci
separarono.
Io
tornai a vivere con mia madre e scrissi il ritornello di questa canzone.
Di cercarvi un’altra volta stavolta non
mi va.
Sarà che ci ho paura delle vostre
verità.
Se c’è qualcosa ancora da spartire con
voi tre
vediamoci per caso prendiamoci un
caffè!
Con
mia madre ci aiutavamo un po’ a vicenda ma allo scoccare
del
settimo anno di convivenza lei mi lasciò.
Vi
lascio immaginare come si ridusse la casa.
Dire
immonda è poco.
E
com’è come non è quando senti aria di pericolo sboccia l’amore.
Maria
veniva da una vita tribolata ad Otricoli.
Era
bellissima e fata e con la bacchetta magica
tornò a far splendere la casa.
Mischiando
affetto e riconoscenza iniziammo a vivere assieme.
Ma la distanza
di pensiero su cose come il fumo e il gioco e debiti conseguenti
e la
nostra perduta gioventù ci fecero entrare in crisi.
Mentre
scrivo penso che rimarrò solo un’altra volta e probabilmente
anche
in mezzo alla strada checchè ne dica Gaber che c’è solo la strada
su cui
puoi contare.
E poi
com’è come non è quando senti aria di pericolo …… . …..!
Appunto.
28
Settembre 2012
Uno dei caratteri italiani e forse quello che è più malefico
per l’efficienza della vita pubblica del nostro paese
è la mancanza di fantasia drammatica
Antonio Gramsci
Alla fine sparò
e quando si vide cadere a pezzi
lo specchio
stupefatto
si accorse di
morire
Sandro Pioli
LA FEDE
Alla
voce Fede il punto 5 del Dizionario Garzanti della lingua italiana
recita
anello nuziale.
A me la Fede fu introdotta
all’anulare sinistro l’11 Maggio dell’86.
A
quell’epoca pensavo tante cose.
Che
saremmo rimasti insieme nel bene e nel male per tutta la vita.
Che
non c’era sesso senza amore e viceversa.
Uh uh
Cose così.
Che
togliere l’anello nuziale dal dito portava male.
Che si
nasce soli e si muore soli e che il problema è la compagnia in mezzo.
Oggi a
tre anni esatti dalla separazione effettiva continuo a pensarla più o meno
uguale.
L’unica
differenza è che non ho più la
Fede al dito.
L’ho
fatta squagliare e ci ho fatto un orecchino con due brillantini.
Il più
grande simboleggia mio figlio Antonio nato nel 1987.
Il più
piccolo Agnese nata nel 1992.
I
motivi di questa scelta sono tre.
Il
primo è che l’orecchio ha condizionato l’esistenza della famiglia per tutti
questi anni.
La mia
ex moglie Francesca causa otite perforante ha sopportato quattro operazioni
e dopo
varie peripezie oggi grazie a degli occhiali con sensori terminali un po’ ci
sente.
Il
secondo motivo è per omaggiare l’articolo principe del nostro dialetto lu.
Ho
tolto la fede da lu dito e avendoci fatto l’orecchino l’ho posizionata
accanto
al quarto senso l’udito.
Il
terzo motivo è nato dall’invito fattomi da Francesca a rileggere Dylan Dog 193
dal
titolo L’eterna illusione.
Quando
le tribolazioni superano il nostro limite di sopportazione
interviene
Fallen e uccide il dolore.
Fallen
è la morte dell’amore.
Sciogliendo
la Fede ho
provato ad uccidere il dolore.
Non so
come andrà a finire però faccio presente che nelle pagine iniziali
dello
stesso fumetto il dottore oculista Gaze mentre uccide le sue vittime
si fa
vedere bene in viso sperando in questo modo che la sua immagine
si
imprima nelle loro pupille per sempre.
Ora
dato che Francesca per sentirci deve portare gli occhiali
non
sarà mica che per stargli vicino devo farmi vedere il meno possibile ?
Appunto.
11
Maggio 2003
E fatica è attendere
con frustrante sorriso
susseguenti albe
di crepuscoli
che racchiudono l’ombra fatale
Ermanno Crescenzi
Hai nel petto un cubo
di Rubik che batte
Agnese Pecorelli
LETTERA
A FRANCESCA SULLA DISPERAZIONE
Sono convinto che l’Ispirazione come diceva Pier Paolo
Pasolini
sia un processo chimico con un effetto simile a quello
prodotto
dal siero della verità e l’impulso irrazionale alla sincerità
che ne deriva tende ad andare contro tutti e malgrado tutto.
La conseguenza è Premio o Castigo.
Comunque quando questo accade si forma il Poeta.
Nel caso del tuo sms inviatomi il 21 Ottobre 2004 alle ore
11,37
che recita ormai il torsolo di mela è ricordo dei denti
che l’hanno morsa
il processo chimico dell’Ispirazione è avvenuto
e ha avuto il suo buon effetto.
Bene Brava Bis.
Alcune osservazioni.
Il ricordo dei denti non è poca cosa perché tu rammenterai
certamente
il fascino che mi esercitava il dente rientrato nella parte
alta a destra
della tua bocca.
Noi i due pezzi di mela di cui è rimasto solo il torsolo
ci siamo mangiati a vicenda e nel nostro destino la paura si
essere mangiati
diventando eccessiva ed ossessiva ha portato
al desiderio di essere mangiati.
Per chi rifiuta il contesto di questo sistema di relazione
l’unico cambiamento possibile è la disperazione.
Io la sento.
Tu la senti la disperazione ?
Appunto.
5
Dicembre 2004
Mi guardo guardare chi mi guarda
e le mie emozioni non sono le mie
Maurizio Ruggeri
Paolo e Francesca Farinata Ulisse
Brunetto Latini
il Conte Ugolino Virgilio i versi
d’amore del Petrarca
gli ardori mistici di Jacopone frate
Cipolla Andreuccio da Perugia
Chichibio Lisabetta da Messina erano
miei alleati.
Nel mio fervore pensavo che anche i
cuori più induriti
non potevano resistere a tanta grazia
bellezza eleganza.
Non fu così…
Alessandra Mattone
ALLA MEMORIA
Non
dimentico mai una faccia
ma nel
vostro caso farò un’eccezione
Groucho
Marx
6
Settembre 1980.
All’Anfiteatro
Fausto della Passeggiata di Teni.
Festa
de l’Unità ore 21 circa.
Spettacolo
di Roberto Benigni.
Biglietto
d’ingresso lire seimila come le persone presenti circa.
Il
comico toscano sciorina per mezz’ora il repertorio del Cioni Mario.
Ci rammenta
di essere stato denunciato da un prete zelante
con
l’imputazione di oltraggio alla religione di stato ed offesa a capo di stato
straniero
per
aver chiamato Woitilaccio il santo pontefice.
Canta L’Inno
del Corpo Sciolto e si scusa con lo vescovaccio che è di stanza
lì al
Duomo sopra l’Anfiteatro.
Invita
poi qualche imbecillaccio qualsiasi del pubblico a salire sul palco
e ad
improvvisare insieme a lui un tema riguardante i Pomodori Craxi e il Papa.
Sale
su Alberto Marcellini biondo e cicciotello.
E sospinto
dalla nutrita cerchia di amici e figicciotti e carogne al grido di Pecorelli
Pecorelli
con
Benigni dai Pecorelli stai tutto il giorno senza far niente fai qualcosa
almeno la sera
il
sottoscritto secchetto e moro.
L’arguto
attore si rende conto che al solo pronunciare Pecorelli
gli
astanti si sganasciano in una apoteosi di ilarità.
Così
la locandiera della locanda senza insegna diventa la mamma di Pecorelli.
Il
bambino che sapeva tutte le date Ferruccio Pecorelli.
Il
passante che passa sei volte Fabio Pecorelli.
Dopo
un’ora circa di questa tiritera in cui Craxi il Papa e i Pomodori
fanno
da spalla a Pecorelli si ricorda di Marcellini.
Gli fa
fare il finale e tutti a casa.
18
Febbraio 1998
Al
Politeama Lucioli di Terni ore 21 circa Benigni presenta il film La Vita è Bella.
Lo
incrocio mentre scende le scale per entrare in platea.
Mi
avvicino gli stringo la mano e gli fo complimenti sono Pecorelli ti ricordi
?
Fa lui
come no… ne stavo parlando proprio adesso con Nicoletta !
Poi
prosegue tra il disturbato e il disgustato.
23
Maggio 1998
Al
Festival del Cinema di Cannes ore 21 circa Benigni Roberto di Luigi fu Remigio
riceve
il Gran Premio della Giuria in nome della MEMORIA per il film La Vita è Bella.
Appunto.
Pardon.
25
Aprile 1999
Arcobaleno strappato
coriandoli umidi e sbiaditi
seminati dal
vento
campagna
Giulia Silvani
E l’ontano lontano nel campo
finge un pianto
pizzicato dal vento
Lorenzo Fernando Pazzaglia
CANTAMAGGIO
Nel 1989 partecipai al Concorso delle Poesie
Dialettali del Cantamaggio Ternano.
Vincemmo in tre alla pari su trenta.
Tutti e tre primi perché la Giuria non se la sentì di
dare gradazioni.
La mia poesia fu
CANTAMAGGIO
DELL’89.
Quanno che
arriva Maggio cuscì inizia
ogni
qualstrofa che senza malizia
cerca
ridatte senso e sentimento
a chi sta
moscio a chi non è contento
a chi se
spéra a chi è disoccupato
a chi
bestemmia ch’è stato licenziato
a chi sta
male e deve da pagà
a chi nun
ci ha lu santo da pregà
a chi
s’avvelena e t’avvelena
a chi ‘n
fonno a lu core ci ha ‘na pena
a chi
s’encazza che lu suo è più bello
a chi è
stufato da lu ritornello
a chi non
parla a chi non sente a chi non vede
ma quanno
arriva Maggio che succede ?
Che dee
succede… Solo un gran fracasso
che tutto
e tutti porta in giro a spasso
almeno per
un giorno e lu coraggio
de non fa
mai finì lu Cantamaggio.
‘Stu
Cantamaggio dell’ottantanove
do’ lu
governo è ladro e piove piove…
Dal
libro Cantamaggio Ternano di Daniela Giorgini Edoardo Bevilacqua
la
poesia Cantamaggio dell’89 premiata in virtù della sua forza polemica
si
presenta paradossalmente proprio per quest’aspetto come la più tradizionale.
Appunto.
1 Maggio 1989
L’opera
non deve essere percepita
come
immagine da contemplare
in una sala d’arte solo per pochi
ma
come contatto reale
nel
tempo della nostra quotidianità
Simonetta
Scacciapiche
Qualsiasi
Quota
Quadrerà
Qualunque
Quadro
Quasi
Quasi
Mario
Elmi
A PAOLA SALVATI PITTRICE
Ho incontrato Paola in sogno prima di conoscerla.
Era voltata di schiena come il quadro enorme verde che ha
tappezzato per mesi
i muri della nostra città e che pubblicizzava il Circuito
dei Club 2003 dell’ARCI.
Poche parole ma precisa.
La pittura è più forte di me mi costringe a dipingere
come vuole lei.
Ariecco un’altra patita di Picasso e mi sveglio.
Cerco Carlotta e mi faccio dare il numero di cellulare di
‘sta tizia.
Mi chiamo Fabio Pecorelli ho visto i tuoi quadri sui muri
di Terni vorrei
conoscerti per scrivere qualcosa.
Collaboravo con il mensile Terni Umbria.
A casa mia alle 15 Via dell’Arringo sopra l’asilo.
E’ stata ugualmente precisa come nel sogno ma le parole non
sono state poche.
Tutta l’infanzia a Narni i suoi amori passati e presenti
tragici e felici
la decisione di aprire un asilo assieme a Cristina le palle
piene di fare l’aiuto dentista
e la pittura come scelta di vita.
L’ascolto e guardo le tele appese alle pareti.
Tutte a olio.
Fiamminga pura.
Portatrice sana di una solitudine consapevole i suoi quadri
hanno tutti forme rotondeggianti.
Non vi è traccia di spigolosità.
Agli angoli ci pensa l’amico architetto pittore Negro.
Abbondano tette e capezzoli e gomiti e ginocchia piegate
quasi a vivere
il tormento e la gioia di una possibile maternità.
E poi un tunnel illuminato da una luce accecante e come li
rigiri li rigiri
ci vedi sempre qualcosa in un marasma di ombre e colori.
E su tutti la mezza faccia di un uomo di cui non vedremo mai
l’espressione.
Ora i gatti la chiamano hanno fame.
Posa il pennello e si dirige verso la cucina.
Rimango da solo nello studio.
Io ascaro della pittura con la tentazione del moderno scaglio
tutti i colori
su una tela ancora bianca e li asciugo con un panno.
Impara l’arte e mettila da parte.
Ritorna l’abbraccio tanti auguri.
Miao miao.
Appunto
1 Aprile 2004
‘Sto blu ci ha l’anni sui lo so me scoccia
ma seguito a sorride a lu destino
che forse è armasto in fonno a che saccoccia
Antonio Pecorelli
E le orecchie debbono invece sopportare
il
nostro penoso lamento sentimentale
nei caffè e nelle osterie
baracconi di tragici esercizi
cella umana
della nostra disumana commedia
Angelo Rossi
L’AUTOBUS
Ho fatto un sogno niente a che vedere con
quello di Martin Luther King.
Anche perché lui ce l’aveva e io l’ho fatto.
Però un sogno strano.
Strano come tutte le cose che non ci danno
sicurezza.
C’era Antonio mio padre fermo alla fermata
dell’autobus ad aspettare l’autobus.
Con il ticket in mano.
Lui che per vent’anni aveva fatto il
bigliettaio sugli autobus ora si doveva misurare
con quella tremenda macchinetta obliteratrice
che fa trakketetrakkete
che quando l’autista sente trakketetrakkete
pensa a un guasto dei freni o del motore.
Per la prima volta stava dall’altra parte.
Avanti Antonio avanti c’è posto.
Comunque era sereno.
D’altronde aveva ormai metabolizzato che gli
umani vengono sostituiti dalle macchine
cosicché più persone possibili ci hanno del
tempo libero da spendere per l’arte
la cultura l’amore il gioco le relazioni
sociali.
Infatti stamo a parlà de un sogno.
Comunque era sereno.
Lui.
Il tempo no era nuvoloso.
Infatti inizia a piovere e compaio io.
Cazzo fai mi fa in
giro per Terni a recitare i miei Sonetti che della poesia non frega una sega a
nessuno figuramoce della mia.
Questo non è vero e poi pensavo ti facesse
piacere.
Piacere una cazzo.
Lo sai perché scrivevo io eh lo sai ?
Lo sai che portavo una depressione della madonna
e giù a bere e scrivere scrivere e fumare e bere e
fumare
e poi un bel cancro ai polmoni e via sonetti finiti
tutto finito e tu vai a ritirare fori ‘sta robba.
Il fatto è che tu papà hai pubblicato dei
libri e della robba edita ognuno
ci fa quel che gli pare.
Me lo dicevi sempre tu quando recitavi Belli
Trilussa Totò.
E poi dai te ne sei annato e non m’hai
lasciato una lira.
Così me so’ preso i Sonetti.
Lo vedi a non avecce il dono della fede mo’
prego coi sonetti.
A proposito de sordi mo’ so’ cazzi co’ ‘sto Euro.
Mica tanti.
Gnente prima gnente adesso.
E l’Unione Sovietica l’ha trovata la cura per il
cancro ?
Ma dai sai che ci sta l’euro e non sai che è
venuto giù tutto
col crollo del Muro de Berlino.
Figliolo non prendermi per il culo come quando
andavi a scuola.
Ma è vero papà.
Il capitalismo ha vinto pure in Cina e
l’America comanda dappertutto.
Si e il PCI l’hanno messo fuorilegge.
Fuorilegge no ma a sparì ci ha pensato da
solo.
E i fascisti mo’ so’ sdoganati e stanno pure
al governo.
Mi sento confuso.
Tira fuori dalla tasca un pacchetto di Super
senza filtro e ne accende una
sotto il cartello VIETATO FUMARE.
Tranquilli è solo un sogno ormai è solo un
sogno.
E poi stiamo in Piazza e scennemo che ha
smesso da piove.
a chiudere la campagna elettorale e ti sentivi cittadino del mondo.
Di un mondo che ci piaceva poco certo ma
pensavi che un altro migliore fosse possibile.
Dai che ti porto a vedere la Bibliomediateca.
Smetti de dì le parolacce e fermamoce a piglià la sperella
che ci fa bene.
Un fascio di luce mi sveglia di soprassalto e
il conducente dell’autobus
mi invita a scendere che siamo al capolinea.
Siamo al capolinea.
Appunto.
14 Gennaio 2000
Amore è tutto ciò che
aumenta allarga arricchisce la nostra vita
verso tutte le
altezze e tutte le profondità
L’amore non è un
problema come non lo è un veicolo
Problematici sono
soltanto il conducente i viaggiatori e la strada
Franz
Kafka
E’
assolutamente necessario morire
perché
finchè siamo vivi manchiamo di senso
e
il linguaggio della nostra vita è intraducibile
Un
caos di possibilità
Una
ricerca di relazioni e di significati
senza
soluzioni di continuità
La
morte compie un fulmineo montaggio
della
nostra vita
Pier
Paolo Pasolini
E’
un’ingiustizia parlar male di me
sempre per i miei
difetti
quando anche dei miei
pregi
val la pena di
parlare male
Invece taluni parlano
male di me
proprio per certi
difetti
che sono
semplicemente i pregi
che mi fanno difetto
Appunto
Fabio Pecorelli
Appendici
di Appunto
Ad
Antoniuccio
Sei il + bel bambino
del mondo
Co’ ‘sto capoccione
rotondo
Lingua de fori pisello
all’insù
Il + bel bambino del
mondo sei tu
Ad Agnesina
Io mi chiamo dolce
Agnese
Vado in giro fo’ le
spese
Poi ritorno nel paese
Tutti dicon toh
l’Agnese
MARTINGALA
Il
mai rimpianto abbastanza Gianni Brera sosteneva che la partita di calcio
perfetta
è
quella che finisce 0 - 0 (zero a zero) quella dove nessuno sbaglia.
Partendo
da questo assunto io compilo la martingala giocando sempre e solo
Pari
Nogoal e Under.
Se
non chiudo la bolletta non è per colpa mia.
Tutte
le altre opinioni sono ben accette perché concorrono
al
formarsi della quota.
Ho
iniziato a giocare da piccolo.
Gioco
e se posso giocherò ancora perché voglio cercare di non sfruttare nessuno
ne’
tantomeno di essere sfruttato.
AEFFEEMME
A.F.M.
Azienda Farmaceutica Municipalizzata
sta
per me come Affaticamento Fisico Mentale.
Entrai
come Commesso tramite pubblico Concorso nel 1981 ed allora come oggi
credo
nella funzione e nella gestione pubblica della Farmacia.
Il
concetto del Mutuo Soccorso che rompe lo schema della gestione privata e di
casta che nasce
agli
albori del secolo scorso con la Previdente mi appartiene.
Perché
mi sono allora affaticato nel fisico e nella mente?
Perché
non sono stato previdente.
In
linea con i piani Aziendali ho cercato di coniugare il profitto con l’aiuto
alle persone più deboli
e
indifese e quando ho capito che questa è soltanto un’astrazione s’è fatto tardi
e son crollato.
Temperare
il capitalismo è impresa prometeica.
Bisogna
sciegliere da che parte stare.
Io
sto dalla parte di chi cerca di resistere.
In
questi trenta anni ho annotato situazioni disegnato vignette e scritto
filastrocche.
Ecco
l’ultima.
Filastrocca al
Presidente
ch’è n’è stupido pe’
gnente
e con Direttore e
Commissione
non farà la divisione
tra l’Azienda e
Sindacato
tra commesso e
laureato
e il servizio per la
gente
diverrà più competente.
Tutti i sordi
guadagnati
non andranno
sperperati
e non ci sarà il
ricatto
al rinnovo del
Contratto.
Nelle Aste e nei
rimpiazzi
spariranno
l’intrallazzi.
Mai più rotture de
coglioni
quand’è tempo
d’elezioni
e ‘sta famiglia andrà
si avanti
col lavor di tutti
quanti.
Ambarabacicicocò
cazzo ho scritto non
lo so.
Pezzettini
da
Filastrocca per il primo Governo dell’Ulivo
Miss Dini col marito
ci ha lu viaggio
garantito.
Seguirà la via maestra
a sinistra oppure a
destra
e quand’è l’ora del
rientro
se ributtano nel
centro.
Co’ quell’aria un po’
distratta
filastrocca ad
Andreatta
che sia meno
competente
da Difenne ‘n c’emo
gnente.
Filastrocca pe’
incazzasse
al Ministro de le
Tasse
che fra leggi e
decretoni
mai non tocca i
patrimoni.
Se continua
quest’andazzo
mai nessun pagherà un
cazzo.
Filastrocca da godere
per Luigi Berlinguere.
Lu Maestro Laureato
eppò l’Obbligo
allungato
scuola pubblica e
privata
la pagella rinnovata
ma a quest’insegnanti
fregna
c’è qualcuno che gli
insegna?
Filastrocca per
Bersani
rappresenta gli
emiliani
do’ se sa lu capitale
è rimasto tale e quale
ma il profitto bene
arriva
dentro la Cooperativa.
Filastrocca che te
strozzi
al Commercio c’è
Fantozzi.
Emo fatto un affarone
co’ ‘lla faccia da
coglione!
Filastrocca
trasportando
vada verso quel
Burlando
o per aria o co’ lu
treno
alla gomma mette un
freno.
Ma l’avverte Pecorelli
d’aspettà che dice
Agnelli.
Filastrocca ad Edo
Ronchi
salva il verde salva i
bronchi
decidendo sull’istante
di far sol mezza
variante
che così stemo a
fiaciolo
come c’un pormone
solo.
Filastrocca zumpapà
giunga alle
Opportunità
che con Anna
Finocchiaro
pure noi se parte paro
e se cascamo
sarvognuno
che ci arcorga
quarchiduno.
Filastrocca trallallà
per la Bindi in Sanità
che ogni volta che vai
al dunque
sono cazzi per
chiunque.
Forse è meglio se ‘n
ce penzo
un saluto a De
Lorenzo.
Filastrocca sottopanca
a Mediaste e
Mediobanca
c’è Maccanico garante
l’accontenta tutte
quante.
Filastrocca solidale
a ‘sto Stato qui
sociale
che purtroppo
poveretto
un tantino va
ristretto.
Senza esse una gran
fica
Livia turco ce fatica
“lo faremo ancor più
bello”
ed accenna un
piantarello.
Filastrocca al caro
estinto
giunga al contadino
Pinto
che presiede un po’
spaurito
un Ministero già
abolito.
Filastrocca vada ai
buoni
all’emerito Veltroni
eletto in Umbria pe’
tant’anni
visto poco pochi danni
e mo’ ch’è
Vicepresidente
nun l’arvedi più pe’
gnente.
LA PARTITA DI PALLONE
Perché
perché tu la Domenica mi lasci sempre sola
per
andare a vedere la partita
perché
perché non mi ci porti pure a me ?
Perché perché tu
quella volta ti sei addormentata
sulla mia spalla
quando la palla è entrata
e ti ha svegliato la
gente che ha strillato
GOOOOOOOL
ma non lo sai
che qui non c’è il
replay ?
PECORELLO STANCO
sull’aria
del Bandolero stanco di Roberto Vecchioni
Va Pecorello stanco
dal cuore infranto in
frantumi va
va per le vie del
borgo
e dentro al gorgo
a naufragar
E
così in una botta sola Vecchioni Carducci
Ingrao
e Leopardi
Appunto
L’AMORE E’ RAZIONALE
Sull’aria
de l’Internazionale
dedicata
a Franco Fortini che la rifece per ben tre volte
conseguentemente
ai tempi che cambiavano
All’alba del nuovo
millennio
un nuovo amore
sboccerà
avrà il profumo di un
lontano tempo
delle parole non dette
allor
ed insieme ci
ritroveremo
occhi negli occhi a
balbettar
e mano nella mano
andremo
come tanti anni fa
Questo cuore che batte
questo canto che va
l’amore è razionale
fu vinto e vincerà
OGNI 12 DICEMBRE A
MATINA
Aggiornamento
di una vecchia canzone popolare
che
Dante Bartolini rese immortale
Tutti uniti ognuno al
suo posto
a difende diritti e
lavoro
noi lotteremo con
questo decoro
la CGIL ci ha detto
così
Tutti uniti ognuno al
suo posto
a difende diritti e
lavoro
e padri e figli che
cantano in coro
compagni e amici
avanti così
Il comunismo non
toglie a nessuno
il potere di
appropriarsi prodotti della società
Toglie soltanto il
potere di assoggettarsi il lavoro altrui
mediante tale
appropriazione
Marx
- Engels
Quella
volta che a Bologna nel ’77 con Mariolino
per
cinquantamilalire al posto dell’olio di hascisc
ci
rifilarono una boccetta d’inchiostro
scrissi
una massa di cazzate
Appunto
Fabio Pecorelli