Antonio
Pecorelli nasce il 14 Gennaio 1923 a Trestina, frazione di Città di Castello,
Perugia, da
Eudosio ed Ermelinda Pescatori.
Primo di
quattro fratelli (nel ’25 viene alla luce Gino, nel ’27 Marzia e nel ’33
Diomira
chiamata
Natalina perché nata il giorno di Natale) Antonio trascorre un’infanzia
ed
un’adolescenza serena ma è un po’ intemperante.
Gino ricorda
quando venne espulso dal Seminario di Trestina perché dal balcone
del primo
piano orinava in testa ai frati giù in basso.
Nel 1939
Eudosio, dipendente delle Ferrovie dello Stato, viene mandato a Terni,
al casello
doppio sotto Cesi, e tutta la famiglia si trasferisce.
Pochi anni
dopo scoppia la guerra ed Antonio parte militare.
Comandato ad
Adis Abeba il giorno prima di partire per il fronte passa la serata
con tutta la
truppa al Casino della città.
Irrompono gli
Inglesi e fanno tutti prigionieri.
Il giorno
dopo, invece che al fronte, Antonio si ritrova in aereo in viaggio per
l’Inghilterra.
Nei campi di
lavoro inglesi si lavora sodo ma si sta bene e i prigionieri possono
intrattenere
rapporti con l’esterno.
Antonio
conosce una donna, si fidanza e ci fa una figlia.
Finita la
guerra, rimane ancora un anno in Inghilterra ma le cose non vanno
e decide di
ritornare in Italia.
Trova un
impiego con le Tramvie ed inizia a comporre filastrocche e poesie.
Nel ’49 sposa
Bruna Celi.
Nel ’56 il
loro primo figlio nascerà morto.
Ci riprovano
e nel ’57 nasce Fabio.
Dal 1946 al
1957 Antonio fa politica attiva con il Partito Comunista.
E’ segretario
della sezione di Gabelletta e organizza feste e gite.
Nel ’52 è
eletto Consigliere Comunale.
Ricorda
Alvaro Valsenti nel suo libro “Diventammo protagonisti” che Antonio
chiudeva i
comizi elettorali con questo slogan: Donne che avete gli occhi belli,
votate
Pecorelli!
Dalle
filastrocche e poesie in versi liberi passa a comporre, sotto l’influenza del
Belli,
i Sonetti che
tra il 1960 e il 1980 diventeranno quasi trecento.
Edita quattro
libri: Sonetti Ternani, Carellate, Corteo e l’ultimo, antologico, 221 Sonetti.
Continua a
fare il bigliettaio sugli Autobus e nel ’75 va in pensione cedendo il posto
alle
macchinette obliteratrici.
Sotto la
Galleria di Evangelisti conosce Angelo Rossi, poeta di Orvieto,
che con una
bancarella improvvisata cerca di vendere “I Sìgoni”, libro di poesie
in lingua da
lui composte.
Nasce
un’amicizia fraterna e un sodalizio artistico che per dieci anni li porterà
a recitare
nei teatri, nelle librerie e nelle osterie.
Buon bevitore
ed accanito fumatore si becca un tumore al polmone
e il 21
Settembre 1986, nel suo letto in Via Nobili 3, Antonio ci lascia.
Anni dopo gli
verrà intitolato un’Asteroide.